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Piante velenose
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Ecballium elaterium (L.) A. Richard.

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Ecballium elaterium (L.) A. Richard

Famiglia: Cucurbitaceae
Sinonimi: Citrullus vulgaris Schrader, Cucumis citrullus Ser.
Nomi volgari: cocomero asinino, elaterio, sputaveleno.
Etimologia: il nome generico deriva dal greco e significa “lanciare” con riferimento alla caratteristica dei frutti di lanciare i semi.

Morfologia:
pianta perenne, erbacea, cespugliosa, carnosa, tuberosa, con fusti ispidi, robusti e striscianti, alta sino a 60 cm.
Le foglie hanno lunghi piccioli, sono ovato-cuoriformi, con margine ondulato, molto spesse e di colore verde-grigio.
I fiori giallo chiaro striati di verde, hanno 5 petali, compaiono all’ascella delle foglie: i maschili riuniti in racemi, i femminili solitari e saldati a i rami, questi ultimi dopo la fecondazione producono un frutto verde, ovoidale coperto di peli ispidi e pendulo, il peduncolo che lo sostiene è ripiegato ad uncino e quindi l'attaccatura del frutto è rivolta verso l'alto. All’interno del frutto, si formano dei liquidi che a maturazione aumentano di pressione, quindi basta sfiorare la pianta per provocare il distacco del frutto e la violenta fuoriuscita dei semi e del liquido nel quale sono immersi dal foro dell'attaccatura. I semi volano a parecchi metri di distanza mentre il frutto svuotato schizza in direzione opposta per il contraccolpo. Il liquido contenuto è tossico ed irritante per gli occhi.

Distribuzione – habitat – fioritura:
originaria dalle regioni aride dell’Africa settentrionale è tipica dei paesi mediterranei, in Italia è comune degli incolti in prossimità delle zone costiere. Fiorisce da maggio a ottobre sino a 800 m.

Proprietà ed usi:
pianta abortiva, antireumatica, fortemente purgante e deostruente delle vie biliari, analgesica, cardiotonica.
Attenzione altamente tossica usare solo ed esclusivamente sotto stretto controllo medico.
Il quadro tossicologico, causato sia dalla ingestione che dal contatto cutaneo con la pianta, è costituito dai sintomi di violenta gastroenterite con nausea vomito e diarrea.
Per uso interno utile nell’edema associato a disturbi renali e in caso di reumatismi.
Per uso esterno per sinusiti e dolori articolari.

Curiosità:
questa pianta veniva impiegata a scopo terapeutico sin dall’epoca classica. Teofrasto menzionava la radice come cura della scabbia delle pecore e il succo del frutto come emetico.